Luci

Luci
Watercolor, 15x30 cm, 2017

Rovereto

Rovereto
Watercolor 48x18 cm, 2014

Venezia

Venezia
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2013

scultura

scultura
Legno di cirmolo, cm 23,5x35,5x4, 2013

Gruppo di Brenta

Gruppo di Brenta
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2013

L'Omo di Vallarsa

L'Omo di Vallarsa
Watercolor 15x30, Arches Paper, 2013

Stonehenge

Stonehenge
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2013

Sassopiatto e Sassolungo

Sassopiatto e Sassolungo
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2013

Sassopiatto e Sassolungo

Sassopiatto e Sassolungo
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2013

Stonehenge

Stonehenge
watercolor 15x30 cm, arches Paper, 2013

Stonehenge

Stonehenge
Watercolor 15x30, Arches Paper, 2013

Stonehenge

Stonehenge
watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2013

Cinque dita

Cinque dita
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2013

Stonehenge

Stonehenge
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2013

Stonehenge

Stonehenge
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2013

Dolomiti di Brenta

Dolomiti di Brenta
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2013

Sass Pordoi

Sass Pordoi
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2013

Sella e Sassolungo

Sella e Sassolungo
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2013

Quello che resta

Quello che resta
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2012

Campanil Basso

Campanil Basso
Watercolor 30x15cm, Arces Paper, 2012

Brenta

Brenta
Watercolor 15x30 cm. Arches Paper. 2012

Folgaria

Folgaria
Watercolor 30x15 cm, 2012

Sella

Sella
Watercolor 15x30 cm, 2012

Odle

Odle
Watercolor 15x30 cm, 2012

Catinaccio

Catinaccio
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2012

3 Cime di Lavaredo

3 Cime di Lavaredo
Watercolor 30x15 cm, Arches Paper, 2012

Corna Piana

Corna Piana
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2012

Malga sul Baldo

Malga sul Baldo
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2012

ODLE

ODLE
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2012

Stivo

Stivo
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2012

Baldo

Baldo
Watercolor 15x30 cm, Arches Paper, 2012

Trento

Trento
Watercolor 15x30 cm,Arches Paper, 2012

LATEMAR

LATEMAR
Watercolor 18X48 cm, VANG Paper, 2012

Vigolana

Vigolana
Watercolor 18x48 cm, Vang Paper, 2012

Alpe di Siusi

Alpe di Siusi
Watercolor 61x46 cm, Arches Paper, 2012

Stonehenge

Stonehenge
Watercolor 18x48 cm, Schoellershammer Paper, 2011

Stonehenge

Stonehenge
Watercolor 18x48 cm, Schoellershammer Paper, 2011

Calvagese della Riviera

Calvagese della Riviera
watercolor 50x35 cm, Fabriano Paper, 2011

Castel Toblino

Castel Toblino
Watercolor 50x70 cm, Sicars Paper, 2008

Forra del Bletterbach

Forra del Bletterbach
watercolor 61x23 cm, Arches Paper, 2011

Marmolada e Vernel

Marmolada e Vernel
Watercolor 23x61 cm, Arches Paper, 2011

Sarca in val Genova

Sarca in val Genova
watercolor 61x46 cm, Arches Paper, 2011

Valle Lagarina

Valle Lagarina
watercolor 36x48 cm, Vang Paper, 2010

monte Stivo

monte Stivo
watercolor 31x46 cm, Fabriano Paper, 2010

Castrozza

Castrozza
watercolor 23x61 cm, Fabriano Paper, 2010

Fontana

Fontana
watercolor 41x31 cm, Arches Paper, 2010

Acqua

Acqua
watercolor 48x36 cm, Schoellershammer paper, 2010

Sciliar

Sciliar
watercolor 24x48 cm, Vang Paper

acqua

acqua
watercolor 48x36 cm, Schoellershammer paper, 2010

castello scaligero a Malcesine

castello scaligero a Malcesine
watercolor 35x50cm, Sicars paper, 2010

Brenta al tramonto

Brenta al tramonto
watercolor 50x70, Sicars paper, 2010

piccole Dolomiti

piccole Dolomiti
watercolor 61x46 cm, Arches paper, 2010

acqua

acqua
watercolor 31x46 cm, Fabriano Paper, 2010

Sfulmini

Sfulmini
watercolor 31x46 cm, fabriano paper, 2010

Gruppo dolomitico di San Sebastiano

Gruppo dolomitico di San Sebastiano
watercolour 18x48 cm, Vang paper, 2010

val di Funes

val di Funes
watercolor , 46x61cm, Arches Paper, 2010

le torri del Sella

le torri del Sella
watercolor, 46x61 cm, Arches Paper, 2010

nevicata a Ossana

nevicata a Ossana
watercolor, 50x70 cm, Sicars graphia paper, 2010

passo Sella

passo Sella
watercolor 56x76 cm, arches paper, 2010

Dirupi di Larsèc

Dirupi di Larsèc
watercolor 56x76, Arches paper, 2008

il Brenta

il Brenta
watercolor 50x70 cm, handmade paper, 2008

Nuvole sulle Pale

Nuvole sulle Pale
watercolor 50x70, SICARS GRAPHIA paper, 2008

Dante

Dante
watercolor 56x42 cm, Fabriano paper, 2008

Inverno in val Venegia

Inverno in val Venegia
watercolor 61x46 cm, arches paper, 2008

Gruppo del Brenta da occidente

Gruppo del Brenta da occidente
watercolor 50x70 cm, SICARS GRAPHIA paper, 2008

Gruppo del Brenta da oriente

Gruppo del Brenta da oriente
watercolor 50x70 cm, Arches paper, 2008

Sella

Sella
watercolor 46x61 cm, arches paper, 2009

Montasio

Montasio
watercolor 46x61 cm, Arches paper, 2009

Sassolungo

Sassolungo
watercolor 46x61 cm, arches paper, 2009

Le tre cime

Le tre cime
watercolor 46x61 cm, Arches paper, 2009

Pale di San Martino

Pale di San Martino
watercolor 46x61 cm, Arches paper, 2009

domenica 3 gennaio 2010

MARIAPIA CIAGHI INTERVISTA CLAUDIO MENEGAZZI


Intervista di Mariapia Ciaghi a Claudio Menegazzi
Pubblicato sul numero di novembre 2009 su “Cooperazione tra Consumatori”
D. Come concilia i due suoi profili di ingegnere e artista ?
Io credo che gli atteggiamenti mentali siano costruiti nella nostra vita progressivamente attraverso l’interazione con la società e con la meditazione. Probabilmente i miei studi tecnici e il rigore hanno influenzato il mio essere, così come lo studio dell’arte, dal vivo soprattutto, analizzando le opere degli autori, e anche il fare nell’arte, che avviene per prove, scoperte, e soddisfazione per il lavoro ben fatto, obiettivo sempre presente.
D. Come è nata la passione per la pittura e quale è ' stato il suo percorso artistico?
Il primo approccio all’arte avvenne durante il servizio militare, con una visita a una mostra di Ligabue, organizzata dal comandante di reggimento, che aveva iniziato questa offerta culturale per noi soldati. Dopo 35 anni ricordo esattamente le sensazioni. L’humus era tuttavia presente, visto che disegno da piccolissimo, e nella scuola media i risultati erano già buoni. Il motore per iniziare a dipingere è stata però mia moglie, che mi fece acquistare una cassetta di colori ad olio, quando io continuavo a dire che sarei stato capace di fare quadri: era il 1980. Nell’anno successivo cominciai a frequentare l’atelier della scuola d’arte Martini di Rovereto, con Umberto Savoia, restandovi fino all’89. Con Umberto si parlava di fondamenti della pittura e di fisica dell’atomo allo stesso modo. Fu lì che sperimentai le tecniche, però il percorso produttivo seguì solo il mio volere autonomo. E poi continuai in solitudine.
D. Condivide la definizione del matematico Henri Poincarè secondo il quale “creatività è unire elementi esistenti con connessioni nuove che siano utili”?
Si, questo è vero in tutti i campi della ricerca, e anche nell’arte. Pablo Picasso andò anzi più in la dicendo che in arte non conta ricercare, ma trovare. Allora la creatività si può definire come la capacità di sistemare le conoscenze e le capacità con scoperte nuove, sorte anche dal caso, e arrivare a nuovi livelli più avanzati di performance.
D. Borges sosteneva che vi sono due estetiche: quella passiva degli specchi e quella attiva dei prismi. Attraverso la seconda l'arte si libererebbe dai vincoli dell'oggettività per forgiare visioni personali. Come definirebbe le sue “visioni alpine”?
Borges fa riferimento a conoscenze di ottica: lo specchio dovrebbe restituire l’oggettività, il prisma invece le singole componenti separate della luce, quindi più “punti di vista”: in realtà in entrambi i casi il cervello opera degli adattamenti, delle elaborazioni. Lo specchio rimanda una situazione ribaltata, speculare, e il prisma “imbroglia” il filtro dei colori della visione, che è un’attività cerebrale. Ossia il cervello ricrea sempre un’immagine di quanto si “vede”. L’artista non può mai riprodurre quello che vede, ma solo presentare un suo punto di vista mentale, elaborato sulla base della sua cultura e della sua sensibilità, si potrebbe perciò aderire al pensiero di Borges. Le “visioni alpine”, cioè la serie di acquarelli con tema dolomitico, entrano esattamente in questo modo di concepire esteticamente. Gli ambienti rappresentati infatti assomigliano alle cime note, ma essi sono quantomeno depurati dalle orrende sovrastrutture che talvolta sono state costruite, come ad esempio il miniparco di funghi di plastica alti due metri davanti ai dirupi di Larsec. Il mio lavoro però non riguarda solo la riproduzione ma presenta un mio modo di intendere l’ambiente alpino: uno spazio di libertà della natura, in sintonia con la mia esigenza di sentire il naturale, cioè creo opere che facilitano questa risonanza. Il mio obiettivo è trasmettere come un diapason questa risonanza anche al fruitore dell’opera, il quale si troverebbe perciò nella situazione di completare il mio lavoro iniziale con la sua personale visione, dando luogo allora alla “sua” opera d’arte.
D. Il riconoscimento dell'Unesco delle Dolomiti quale Patrimonio dell'Umanità ci chiede di riflettere sul turismo culturale: cosa significa per un artista puntare sulla cultura, quella legata alla governance del territorio, quella che connette il pubblico al privato, i doveri all'inclinazione, l'estetica all'etica?
L’ambiente, o il paesaggio, come dice la Costituzione nell’articolo 9 dei principi fondamentali, è la vera ricchezza della Nazione, una delle poche, accomunato al patrimonio storico e artistico. Sembrerebbe ovvia e fuori discussione la scelta della crescita del patrimonio come obiettivo sociale. Probabilmente è ovvio. Dipende dai punti di vista: lo speculatore intende il proprio patrimonio monetario, il cosiddetto privato, l’ambientalista intende la salvaguardia della natura. Io sto per l’ambiente, perché comunque esso è utile a tutti, sia esteticamente sia per naturale inclinazione, sia per rispetto verso il futuro. La cultura dovrebbe essere lo strumento per le scelte, che devono essere pubbliche, almeno per la supervisione, e le scelte impongono doveri. Per quanto riguarda la mia pittura, questa etica mi sembra manifesta.
D. Nelle sue opere predomina un sentimento di purezza visiva, di ordine cromatico, un delicato e trasparente lirismo che lei ottiene combinando armoniosamente la composizione, scegliendo il colore, effettuando con ufficio e con chiarezza di idee. Quale percorso di studio e ricerca elabora nel suo processo artistico?
Ho sempre presente, ormai innati, i rapporti proporzionali dell’arte classica, che ho appreso e applicato dagli anni ’70, quando il mio interesse era rivolto alla fotografia. Le proporzioni tra le parti, codificate da Vitruvio, sono un patrimonio della civiltà occidentale e si riconoscono quasi sempre nelle opere d’arte e nelle buone architetture. Un altro punto di partenza è la progettazione degli accordi cromatici, sempre molto vicini a quelli che vedo nella natura. Poi nel lavoro è il rigore stilistico che impone le scelte, che tuttavia possono deviare talvolta per seguire nuove vie e trovare nuove strade. Giudice finale è il mio occhio, o meglio il senso di soddisfazione che risulta dal lavoro finito, cioè quella risonanza di cui dicevo.
D. Cosa significa saper guardare?
E’ un problema che è stato affrontato da molti, che hanno distinto tra guardare e vedere. Guardare è una attività bellissima, anzi entusiasmante, che consiste nell’immersione nel mondo che ci circonda, lasciando entrare le sensazioni visive, come se si stesse in mezzo ad un’orchestra. Saper guardare penso sia analogo al vedere, cioè riconoscere alcuni dettagli, gli accordi che illuminano le idee, i diapason che fanno vibrare i sentimenti o la corda della creatività.
D. Cosa rappresenta per lei la montagna?
E’ la natura che mostra la sua potente manifestazione, come fosse una scultura. Quando salgo in montagna la difficoltà fisica mi mette in contatto con il mio intimo, il ragionamento mi sostiene nello sforzo, il contatto con il sublime agisce nel mio cervello e stimola le idee. Il suo ricordo semplifica il tutto e nasce un seme che potrei sviluppare.
D. Che ruolo gioca la Natura quale ispiratrice delle sue opere?
La natura è troppo presente per non permeare anche le idee. Credo sia così per quasi tutti gli artisti. Mi dispiace per quelli che sperimentano solo l’ambiente metropolitano. La società ci insegna a guardare alla complessità, alle problematicità e ci allontana dalla semplicità.

D. Quale tecnica sente maggiormente appropriata per esprimere la sua visione del mondo?
Sto usando attualmente l’acquarello su carta e anche l’olio su tela per la serie “pittura pittura”; ciascuno dei due modi permette, mi sembra, di raggiungere l’obiettivo. L’acquarello mi sembra più un livello base, che potrebbe permettere a quasi tutti i fruitori il raggiungimento della risonanza tra opera e pensiero, la pittura-pittura è un livello un po’ più astratto e lascia più spazio alla rielaborazione nella mente di chi guarda. Ho lavorato anche con l’incisione, ed ora sto elaborando nuovi percorsi in questa direzione, cioè il mio cervello sta lavorandoci.
D. Come e' nata la passione per l'acquerello?
Avevo sentito dire che l’acquarello è una tecnica difficile: all’inizio è stata una sfida. Aumentando l’approfondimento ho sperimentato come l’acquarello permetta una maggiore luminosità, o, come ha detto lei, un sentimento di purezza visiva, di ordine cromatico, un delicato e trasparente lirismo.
D. Quale messaggio vorrebbe trasmettere ai giovani attraverso il suo impegno artistico?
Sono un docente da molti anni e sempre ho cercato di convincere i miei allievi della necessità dell’impegno e della necessità di fare le cose al meglio, guardando non alle scorciatoie ma alla crescita personale. Non so se il mio impegno artistico potrà essere un esempio, ma almeno testimonia una tecnica rigorosa e anche un’espressione del sentimento di amore per la natura. Lavoro e amore, può bastare per una vita.

VIBRAZIONI DELL'OCCHIO E DEL CUORE


VIBRAZIONI DELL’OCCHIO E DEL CUORE
La pittura di Claudio Menegazzi evidenzia una delicata interpretazione del paesaggio lagarino visto come luogo di equilibri temporali e spaziali e come luogo privilegiato di armonie interiori.
Il linguaggio di questa pittura cerca di esprimere l’anima del paesaggio attraverso l’uso molto meditato ed approfondito del colore che nelle sue variazioni riesce a trasmettere successive vibrazioni dell’occhio e del cuore.
Il colore di Claudio Menegazzi esce dalla fonte inesauribile dell’acquarello, si muove con docilità sotto la sua mano, imprime alla composizione una velatura poetica, che ammorbidisce scorci, vedute, volumi, fino a invitare lo sguardo in una prospettiva confidenziale, quasi affettuosa. Ci troviamo di fronte a una ricerca molto paziente, tenace, che ancora potrà rivelare curiose sorprese.
Mario Cossali

ACQUERELLI


È il primo e l’ultimo sole del giorno che illumina i paesaggi di Claudio Menegazzi, quello che maggiormente imprime calore ai volumi delle architetture dei borghi lagarini da lui prediletti. Le sottili vibrazioni cromatiche, i passaggi lievi della luce e le trasparenze proprie dell’acquerello sono gli elementi cardine della sua pittura.
Alla veduta tradizionale l’artista preferisce la rappresentazione di un paesaggio “architettonico”, o meglio, detto con le sue parole, un “ritratto di architetture”. Sono realizzazioni rispettose delle leggi prospettiche scientifiche, accurate nel dettaglio ed estremamente realistiche, ma andando oltre questa prima impressione scopriamo che il paesaggio viene visto, esplorato, epurato e reinterpretato dall’artista, che così facendo se ne appropria, trasmettendovi i propri sentimenti ed emozioni.
Nei suoi soggetti Menegazzi ricerca una sorta di “aura”, anche solo in un muro scrostato che testimonia la sua storia; si riscontra in tutto ciò un tentativo di idealizzare il paesaggio, di renderlo immortale. La luce, i toni di colore e soprattutto la scelta di evitare la figura umana o di ridurre all’essenziale l’ambiente naturale danno talvolta alle opere un alone quasi metafisico, dove piazze, pievi, case coloniche, palazzi cittadini e borghi rurali diventano unici protagonisti di un mondo senza tempo.
Le opere di Menegazzi sono il risultato di una paziente ricerca, condotta con metodo e coerenza in questi ultimi anni, nella quale il punto di approdo diventa l’oggetto compiuto, la perfetta riuscita degli effetti cromatici e luministici desiderati. È una soddisfazione che l’artista rinnova di volta in volta in questi suoi lavori, eseguiti con quell’estrema perizia tecnica che contraddistingue da sempre l’acquerellista esperto.
Gabriella Parisi

PRESENTATION


Claudio Menegazzi is an engineer with passion of art, a passion based on the punctual known of artistic language, in particular those of 1900. To the teaching activity, Menegazzi alternates the activity of fine watercolor painter. The artist, a shy man and not really loquacious, reminds the engineer Ulrich Arnheim (Robert Musil), who tried to melt the slide rule with fantasy, geometry with poetry. Spaces and volumes represented by Menegazzi pulse not as a formal exercise but of a constant research characterized by a particularly original sensitivity, as it could be noticed by the light play and by the chromatic tones. In his paintings is possible to understand how Menegazzi can always donate new energy to that “genius loci” that is the absolute subject of his paints.
The engineer-painter is a careful observer, whose glance melts with ambient. These watercolors are the result of a tenacious research in many years. The one of Menegazzi is not the look of a visionary, of a dreamer: tenaciously the artist comes to the essence of things and in his paintings the “l’esprit de géométrie” melts with great sensitivity.
His works of art represent a precious piece of our history.
Carlo Andreatta